Diete chetogeniche: un po’ di chiarezza

 Categoria Healthy Tips

VLCKD: Very Low-Calorie Ketogenic Diet

Molti credono che la dieta chetogenica sia una semplice dieta proteica o iper-proteica. 

Ma è davvero così?

Innanzitutto la prima domanda da porsi è: perché seguo la dieta chetogenica? Qual è il mio obiettivo?

Se la si sta seguendo per ottenere un dimagrimento, solitamente si viene indirizzati dal professionista verso una VLCKD, ovvero una Very Low-Calorie Ketogenic Diet.

Solitamente non si raggiungono le 800 Kcal giornaliere mentre i carboidrati non superano i 30g al giorno. 

In genere in queste diete finalizzate alla perdita di peso, o meglio di massa grassa, si usano sostituiti dei pasti commercializzati da alcune aziende specializzate. La stessa dieta con alimenti freschi risulterebbe, oltre che molto costosa, anche spesso meno precisa. Abbiamo così biscotti, piadine e brioches con ridotto contenuto glucidico e lipidico, in genere molto gradevoli.

In alternativa, la VLCKD può prevedere l’utilizzo di polveri a base di sieroproteine del latte oppure blend proteici. Questi ultimi sono più indicati perché mantengono più basso il picco insulinemico e risultano anche più sazianti.

L’apporto proteico non sarà mai eccessivo ma si attesterà sui 0.8–1.5 g/kg  di peso corporeo ideale. 

La chetogenica non è infatti una dieta iper-proteica come spesso si pensa. L’apporto proteico è calibrato sulla base del singolo individuo, meglio se calcolato dopo aver valutato la composizione corporea con l’analisi bioimpedenziometrica.

Si tratta di diete solitamente seguite per brevi periodi e a cicli, alternate in genere a diete più equilibrate. Lo schema di reintroduzione degli alimenti a maggior contenuto glucidico (come cereali, legumi e frutta), viene ponderata dal professionista in base agli obiettivi concordati con il paziente, nonché alle preferenze di quest’ultimo.

I risultati sono apprezzabili in breve tempo, anche nel caso di dimagrimenti localizzati. E questo aumenta notevolmente la motivazione e la compliance a proseguire il percorso.

Come è nata la dieta chetogenica e perchè?

Completamente diverso il caso della dieta chetogenica seguita per patologie.

La dieta chetogenica nasce circa un secolo fa per il controllo delle crisi epilettiche nelle epilessie farmacoresistenti. Spesso a doverla seguire sono bambini, a volte anche sotto l’anno di età.

Dovendo seguire questa dieta in molti casi a vita, risulta fondamentale la compliance della famiglia che si cimenterà nella preparazione dei pasti.

In genere in queste diete ogni singolo pasto ha uno specifico rapporto chetogenico o k-ratio. Solitamente viene deciso dal neurologo o neuropsichiatra infantile, in accordo con il team di nutrizione e dietetica.

Il k-ratio solitamente non viene molto considerato nelle VLCKD dove la spinta alla chetosi è data dalla forte restrizione calorica, più che dall’utilizzo di grassi nella dieta, come in questo caso.

Ma come si calcola il k-ratio e cos’è?

La formula matematica è la seguente:

K ratio= (0.9 x grammi grassi) + (0.46x grammi proteine) / (1x grammi carboidrati) + (0.1 x grammi grassi) + (0.58x grammi proteine)

Quindi al numeratore troviamo alimenti pro- chetogenici, mentre al denominatore alimenti anti-chetogenici, dove ognuno contribuirà in modo diverso a seconda, come si nota, della costante numerica per cui viene moltiplicato. Le proteine, come si vede, compaiono sia al numeratore che al denominatore.

Tradizionalmente nelle diete terapeutiche per l’epilessia i più comuni rapporti chetogenici sono il 4:1 e il 3:1, ma per alcuni pazienti può essere sufficiente un rapporto più moderato come il 2.5:1.

Tutto dipenderà dalla capacità dell’organismo di produrre chetoni, fenomeno estremamente soggettivo e variabile anche nello stesso paziente, in funzione ad esempio della temperatura esterna e dunque della sudorazione e dalle variazioni ormonali.

Ovviamente quanto più alta è la k-ratio, più sarà difficile inventare ricette palatabili e varie.

Ma cosa vuol dire in termini pratici seguire una dieta chetogenica?

Purtroppo la disinformazione a riguardo è notevole.

Dopo essere stata additata, fino al decennio scorso, come dieta pericolosa, si è assistito da qualche tempo ad un vero e proprio boom e al proliferare di gruppi virtuali (Facebook e similari) pseudo-scientifici dove viene promosso il fai da te, questo si molto pericoloso.

È utile ricordare che quasi tutti gli alimenti in realtà possono essere inseriti in maniera ponderata all’interno di una dieta chetogenica, sempre a seconda del tipo di dieta che si sta seguendo e del suo obiettivo.

Nelle VLCKD ad esempio la frutta è in genere esclusa e tra le verdure sono ammesse solo determinate tipologie con relativa grammatura.

Nelle diete chetogeniche terapeutiche per epilessia ogni alimento dovrà essere accuratamente pesato con una bilancia sensibile al milligrammo. Molto importante è anche la scelta degli utensili da cucina: padelle per cucinare, bicchierini per pesare e piatti devono essere di dimensioni adeguate alla quantità di alimenti da pesare, cucinare e impiattare. Essendo i grassi altamente calorici (9 Kcal per 1 grammo) la quantità di cibo sarà molto spesso ridotta rispetto ad una porzione standard a cui siamo abituati.

Tutte queste accortezze non sono solitamente richiesta nelle VLCKD.

Da diversi anni è disponibile una App che ha enormemente alleggerito il carico di lavoro delle famiglie alle prese con la dieta come terapia anti-epilettica per i propri piccoli. Inoltre ne ha reso più semplice la gestione anche fuori casa, con gli ingredienti a disposizione.

Il sito www.ketonet.it spiega nel dettaglio come funziona la App.

Non solo epilessia

Ma oltre all’epilessia per cui storicamente la dieta è nata, sono sempre più numerose le patologie che potenzialmente possono trarne beneficio.

Sempre più frequentemente in donne con PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) è lo stesso ginecologo a suggerire la dieta chetogenica.

Idem nei percorsi di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), dove lo stato di chetosi sembrerebbe migliorare la qualità degli ovociti, ma anche i tassi di impianto dell’embrione.

E più di recente, notizie apparse su diversi giornali, ne hanno lodato le proprietà anti-COVID (per la verità da verificare).

Trattasi di frontiere sicuramente molto promettenti ma ancora da approfondire, e per questo usate al momento solo da una nicchia di professionisti.

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